“...Passo et ricetto de’viandanti, ove per esservi fundaco non
essere che non capitino et ricettino almen dieci vascelli
nemici, che ponno esser sopragiunti,( e possono )depredarli et
prenderli (i viandanti) massimamente di notte. Perciò si
dovrebbe fare la guardia di giorno e di sera, perciochè, il
corsale per onde meglio gli pare, può andarsene lido lido con la
pala in terra et all’improviso assalire chi davanti lui trova.”
Con la fine delle guerre corsare nel Mediterraneo, ed il
contemporaneo progredire dei sistemi difensivi, cominciò ad
avviarsi un processo di crescita urbana lungo le strade
litorali, che portò alla costruzione di villaggi legati alla
produzione agricola. L’Abitato, si sviluppa lungo gli assi viari
S.S. 113, la strada Provinciale (che coincide con l’antica via
Consolare Pompea), e arterie di raccordo. Gli impianti urbani,
quindi, non sono più unitari come quelli dei centri medievali
arroccati sulle montagne ma presentano una configurazione
planimetrica che denota un’espansione incontrollata. Il
territorio di Torrenova, a parte la funzione di
porto-caricatore, in passato ricoprì un ruolo importante nel
sistema strategico-difensivo, con una rete di torri
d’avvistamento, che garantivano la sicurezza ai pescatori del
litorale e l’informazione continua, su eventuali sbarchi nemici,
ai centri dell’entroterra. Il nucleo urbano originario è da
ricercarsi nell’attuale “contrada mare”, con un sistema
dispositivo a pettine, composto da un lungo e dritto asse
viario parallelo alla linea di costa e da una serie di
collegamenti perpendicolari in direzione del mare. Questi vicoli
si concludono sullo stesso allineamento, che doveva costituire
l’antica linea di battigia, servivano ai pescatori per stendere
le reti e per tirare le barche a terra, oltre che per proteggere
le abitazioni, data la posizione vicina al mare, dai forti venti
e dalle burrasche, come sta ad indicare anche la costruzione di
un muro, edificato a protezione del quartiere dalle mareggiate.
L’economia del paese, si basava prevalentemente su due attività:
la coltivazione, lavorazione ed esportazione degli agrumi e la
pesca. L’ attività della pesca andò via via dissolvendosi a
causa delle forti ondate migratorie degli abitanti verso
l’Australia, la coltivazione degli agrumi grazie all’estensione
della piana torrenovese, che si prestava a questo tipo di
coltivazioni, resistette fino alla fine degli anni settanta,
anni in cui si potevano contare numerose attività di lavorazione
ed esportazione degli agrumi . Oggi a testimonianza di ciò, non
rimane altro che una bellissima struttura, meritevole di
restauro, già vincolata dalla Soprintendenza ai Beni Culturali
ed Ambientali di Messina , adoperata all’epoca per la
lavorazione degli agrumi e per l’estrazione dello spirito. Il 24
novembre 1984, con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della
Regione Siciliana, Torrenova dopo aver condiviso secoli di
storia con San Marco d’Alunzio ottenne l’Autonomia divenendo
così il 108°Comune della Provincia di Messina.