Esattamente un secolo dopo, il professore Camillo Filangeri
redige un rilievo dettagliato della struttura chiamata in
antichità “Convettazzo” dagli abitanti della zona. Studi
approfonditi hanno fatto emergere come la struttura fosse un
Monastero Basiliano. Il ritrovamento occasionale di una moneta
nella muratura di una monofora esterna, dimostrò che tale
struttura fu certamente usata agli inizi del IX secolo sotto il
regno di Michele II. A pianta ottagonale, presenta “otto
nicchie, irregolari fra loro ed assolutamente inocompatibili con
le bifore ricorrenti sui lati dell’ottagono”. Lo spazio
interno è coperto da una calotta regolare e comprende sette
nicchie di diversa profondità, ma impostate tutte sulla stessa
quota. L’impianto sembra tradire incongruenze costruttive tra
l’interno e l’esterno, dovute soprattutto a numerosissimi
rimaneggiamenti. È da rilevare che San Pietro di Deca non dipese
mai dal Monastero di San Filippo di Fragalà, ciò implica una
buona situazione finanziaria ed è a questo benessere che San
Pietro di Deca deve la sua lunga sussistenza.
Nel XVI secolo la
lingua e la Cultura greca nel territorio, erano quasi del tutto
scomparse. San Pietro di Deca, invece, commissiona nel 1549 al
monaco Teofilatto Contostablina un messale in greco, tuttora
conservato. Si tratta di un codice vaticano greco, in cui il
copista al foglio 200 ha registrato la data del compimento
dell’opera, il Venerdì 22 Febbraio 1549. Le “visitationes”
effettuate fino al 1550 dimostravano quanto il monastero godesse
di ottima funzionalità sia finanziaria che religiosa, mentre le
visitatio eseguite dal 1557 in poi iniziano a menzionare
deficienze. Un colpo mortale alla sussistenza del Monastero fu
dato dallo spostamento forzato della fiera che si effettuava
nella piana antistante a causa delle incursioni dei pirati
provenienti dal Nord Africa. Una campagna di scavi finanziata
dall’Università di Vienna, con una concessione del Gennaio 2000,
ha portato alla luce nella zona Sud Est del Conventazzo, le mura
di una Chiesa della lunghezza di metri 20 e larghezza di metri
8,all’interno della quale è stata trovata una base in muratura,
in cui si ipotizza ci fosse una scala. In direzione sud ovest ed
ovest il terreno è risultato pieno di resti di mattoni e
ceramica.
I reperti portati alla luce sono databili dal IV al
VII secolo, in particolare la ceramica nord africana di tipo
Ars, ossa di animali, tratti di mura testimonianti l’esistenza
in origine di un complesso edilizio e sepolture di origine
ignota. Per quanto riguarda la parte sud della struttura, è
stata liberata la parte destra dell’abside centrale, cui si
connette un absidiola laterale, affiancata da un ambiente
rettangolare, chiamata diaconicon. All’interno dell’abside, è
stata rinvenuta parte della copertura pavimentale.